Sulla Costa

24,00

di Stefanos Antoniadis

 

“quando l’uomo alzava lo sguardo al firmamento e, ignorando la natura dei corpi celesti, tracciava linee virtuali che li connettevano, disegnando figure mitologiche e animali nobili. Leziosità? Capriccio creativo? Non proprio: l’imbellettamento della volta celeste permetteva, oltre che di formulare magnifici racconti, di misurare il tempo, orientarsi di notte per lande disagevoli, non perdere la rotta in navigazione. Nei portolani, del resto, vige lo stesso criterio: osservando gli elementi costieri s’impostano descrizioni e relazioni. E, come per le stelle, genesi o funzione non contano: una torre storica, una cisterna pensile, dei silos e uno sperone di roccia hanno tutti pari dignità di elementi utili alla navigazione”

Disponibile

Sulla Costa

La forma del costruito mediterraneo non accreditato

Tipologia Monografia

Genere  Saggistica

Collana  Traiettorie

ISBN 978-88-32050-40-0

Edizione novembre 2019

Lingua Italiano

Formato 16,8×22 cm

Bandelle 12 cm

Pagine 164

Stampa Colore CMYK

Rilegatura Brossura filo refe

Con questo libro si intende proporre una lettura possibile del costruito litoraneo meno considerato del Sud d’Europa, che modelli e strumenti positivistici hanno spesso, e continuano a farlo, in qualche modo rifiutato. Oggetto della ricerca è pertanto quel paesaggio contemporaneo dei segmenti costieri del Mediterraneo fatto di geografia e di objets trouves, forme e materiali ordinari, architetture “non accreditate” esito di pratiche dopotutto non sempre trasparenti – tratti di città informali litoranee, prodotti di autocostruzione, abusivismo e ambiguità normativa – ma che possono interessare non poco chi si occupa di territorio antropizzato odierno.
Volenti o nolenti, questi manufatti, dalla presenza scenica talvolta imponente e brutale, talvolta minuta e ovattata, incarnano da una parte categorie come “l’astrazione, razionalista o metafisica, il monumentalismo, spesso celebrativo, una certa naïveté, sobria o ostentata” proprie dell’ascendente mediterraneo, e dall’altra rappresentano una consistente quota del paesaggio contemporaneo e delle occasioni professionali degli architetti, sempre più chiamati a manipolare, con lo sguardo e con le opere, e sanare questo tipo di situazioni complesse, piuttosto che incrementare ulteriormente la cubatura del costruito sui nostri territori.
Solo gli edifici abusivi in Italia sono il 17%, mentre la percentuale aumenta tra il 30% e il 40% se consideriamo le costruzioni che insistono lungo le linee di costa. La vicina Grecia evidenzia prassi affini; se poi allarghiamo la trattazione anche a quegli edifici autorizzati dal punto di vista normativo, ma tuttavia mai “digeriti” da chi li osserva, è ovvio che parliamo almeno della metà di ciò che abbiamo sotto gli occhi costantemente da anni.

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