OFFICINA* 2020 – Abbonamento

32,00

Abbonamento 2020 – prima spedizione marzo 2020

“Nella sua definizione più semplice il margine è un bordo, un limite, che separa in modo netto una superficie ben definita da ciò che le è periferico, marginale. Ma allo stesso tempo il margine è uno spazio, una superficie dalle dimensioni variabili, che si espande e si contrae in relazione allo sviluppo e alla crescita dell’oggetto che esso contiene. ”

Disponibile

Nel 2020 OFFICINA* affronta il tema dei Margini attraverso quattro numeri che, con specifici approfondimenti tematici, vogliono indagare significati e potenzialità di questo concetto.

Il primo numero affronta il tema del Rifugio, uno spazio ai margini, un Riparo che offre protezione e sicurezza ma anche un Rimedio alle difficoltà e agli imprevisti del mondo moderno. Nei due numeri seguenti il concetto di margine si confronta con la scala territoriale indagando il tema dei Territori fragili, spazi periferici o isolati ma anche aree densamente popolate caratterizzate da criticità a livello economico e sociale. I due numeri tratteranno nello specifico due ambiti: le Aree dense, territori fortemente urbanizzati quali le aree metropolitane, i cui margini in continua modificazione diventano terreno fertile per la sperimentazione progettuale, e quelli isolati, le Aree interne, in cui la posizione di marginalità si manifesta come un limite ma anche come una potenzialità per lo sviluppo di nuove geografie a scala territoriale. Il quarto e ultimo numero affronta il tema dell’Adattamento, inteso come la capacità di un sistema di adeguarsi, di modificare se stesso e i suoi margini al variare delle condizioni esterne. In un contesto in cui i cambiamenti climatici, sociali, economici e politici ci pongono di fronte a nuove costanti sfide, il tema dell’adattamento risulta una strategia essenziale per agire sui territori, sulle nostre città, sul nostro Pianeta.

 

28 – Rifugi | Ripari | Rimedi

A cura di Doriana Dal Palù e Beatrice Lerma

Rifugio (ant. refùgio) s. m. [dal lat. refugium, der. di refugĕre «rifuggire»]. Riparo s. m. [der. di riparare]. Rimedio (ant. remèdio) s. m. [dal lat. remedium, der. del tema di mederi «medicare, curare»]. Una tana in un parco, un bivacco alpino, una pensilina in una notte di freddo, una tenda in mezzo ai ghiacci, una canzone per uno studente fuori sede, un tunnel sotterraneo, sotto il tavolo quando si giocava a nascondino, un cellulare tra la folla, un libro, una luce calda e soffusa, una password, una tavoletta di cioccolato alla fine di una giornata complicata, un archivio della memoria storica, culturale, materiale, di luoghi e territori. Molte sono le occasioni in cui si cerca rifugio, per nascondersi, per non sentirsi persi, per ritrovarsi.  Da che cosa si fugge e come si trova rifugio oggi? Quali sono i rimedi alle questioni più attuali? Sono differenti le scale di intervento e diversi gli approcci al tema da parte dei progettisti nelle varie discipline. Questo numero di OFFICINA* indaga la sfera più intima e riflette sul tema dei rifugi nelle loro forme archetipe, nella storia, nell’attualità, nel mondo. Il progetto, dall’architettura al prodotto, dal materiale all’immateriale, a partire da diverse esigenze, definisce i limiti e le forme dei nuovi margini: dal fenomeno del nomadismo urbano, caratterizzato da un continuo muoversi e da una costante ricerca di nuovi luoghi, alle immersioni nel mondo digitale, al progetto immateriale – del suono, della luce, del silenzio – che accoglie, rassicura, conforta e, talvolta, protegge.

 

29 – Territori Fragili: Aree dense

A cura di Cristiana Mattioli e Giulia Setti

La “fragilità” è un concetto multidimensionale che combina elementi di vulnerabilità di tipo territoriale, ambientale, oltre a dimensioni economiche e sociali e che consente di indagare le forme di cambiamento, trasformazione e rigenerazione delle aree urbane e metropolitane. La call propone una riflessione critica sulle plurali forme di fragilità (insediative, ambientali, sociali, abitative, economiche, ecc.), intrecciando le diverse discipline del progetto (architettura, urbanistica, geografia, design) in un’operazione di ricognizione “sul campo” che potrà riguardare diversi contesti urbani – città e regioni metropolitane, città medie, urbanizzazioni diffuse -, oltre a tipi di spazi differenti per organizzazione fisica e funzionale. Si prediligeranno proposte riguardanti contesti/casi/progetti che declinino il tema nel contesto italiano e internazionale, proponendo letture multiscalari e interdisciplinari, oltre a strategie, politiche e visioni di intervento. In particolare, i contributi potranno concentrarsi su diverse tematiche, fra le quali: eredità materiale del welfare, resilienza territoriale e rischio idrogeologico, contrazione demografica e declino, mobilità e accessibilità, ecc.

 

30 – Territori Fragili: Aree interne

A cura di Michele Gaspari

“Un cittadino della Valle Maira, una valle alpina della provincia di Cuneo, fa molta meno fatica a confrontarsi con un cittadino della Sila di quanta non ne faccia un cittadino di Torino con uno di Reggio Calabria”. Con queste parole Fabrizio Barca mette in discussione decenni di pigre narrazioni che descrivevano l’Italia con le sole lenti delle innegabili differenze tra Nord e Sud del paese. Le Aree interne, pur ospitando il 23% della popolazione, sono quelle caratterizzate da una significativa distanza dai principali centri di offerta di servizi essenziali (salute, istruzione, mobilità collettiva). Mentre solo gli spazi urbani sarebbero luoghi di dinamismo e di innovazione, queste zone sono schiacciate dal pregiudizio che le vede immobili; al contrario, e molto al di là del solo marketing territoriale, propongono già o possono proporre iniziative di attivazione sociale, economica, tecnologica e culturale, che fanno leva sulle specificità del territorio e sulla notevole disponibilità di risorse ambientali. In questo numero di OFFICINA* vorremmo contribuire al dibattito in corso sulle traiettorie di sviluppo delle Aree interne, raccontando progetti già in essere e suggerendo ulteriori opportunità.

 

31 – Adattamento

A cura di Laura Calcagnini

“L’architettura è l’adattarsi delle forme a forze contrarie”. J. Ruskin. Il concetto di adattamento fa intendere nell’immediato quella capacità che ha un organismo o un sistema ambientale di adeguarsi al modificarsi delle condizioni esterne. Questo concetto si declina attraverso diversi significati e rispetto a numerosi fattori esogeni che determinano la necessità di adattamento. Esso può essere esteso inoltre e inteso come proprietà di un organismo architettonico nella gestione dei cambiamenti del nostro modo di vita e quindi come capacità di adattarsi anche a cambiamenti interni o endogeni. Le possibili declinazioni del tema fanno riferimento dalle più ampie strategie come quelle della flessibilità nel progetto di architettura, all’insieme dei sistemi per l’adattamento alle risorse esterne, naturali o non, materiche o economiche, fino ai temi dell’emergenza e della temporaneità. L’adattamento può essere inteso sia come una capacità insita in un organismo sia capacità ad esso trasferibile in forma previsionale ossia come requisito di progetto. L’adattamento può aumentare l’efficienza nel procurarsi o utilizzare le risorse, può essere legato al prodotto come al processo. Può essere inteso come cambiamento endogeno del nostro modo di vivere, o esogeno dell’ambiente esterno al quale consegue la necessità di riuso e adattamento del patrimonio esistente, di un abitare adattabile, e dell’impiego di tecnologie per l’architettura o l’adattamento stesso dell’architettura alla tecnologia e viceversa.

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